Italy’s senate reform faces uphill struggle

Lawmakers are under pressure to meet the premier’s summer deadline for reform, part of Renzi’s broader revamp of the Italian political system.

A total of around 3,000 amendments have been put forward to the law, which was discussed on Tuesday

The government is said to be leaning towards the model in France, where senators are elected by officials across the country rather than by public vote

But the proposal is facing opposition from part of Renzi’s own Democratic Party (PD), with Senator Vannino Chiti presenting his own model of elected representatives.

The move has also faced opposition by Silvio Berlusconi’s Forza Italia.

Constitutional reforms are badly needed in Italy not only to re-shape the Senate but also to change the functions and powers of the upper and the lower house. This might actually help make the whole system work faster

Renzi has made Senate reform one of the hallmarks of his premiership, aiming to cut the number of representatives from the current 320 and instead have mayors and regional presidents as senators. Under the proposed overall, Senate powers are also due to be reduced.

 

Assad engineers his re-election

 

Syria’s first election on tuesday in more than 40 years, comes in the middle of a three-year civil war that activists say has killed tens of thousands of people.

The results were announced on wed when Al Assad won a third term in office after securing 88% of votes (the other two candidates secured aroun the 3%). The result reinforces President al-Assad’s hold on power, underlying the failure of U.S. policies aimed at inducing him to step down.

The opposition has denounced the election as a sham, and Western governments say they will not recognize its legitimacy. There are no serious opposition contenders or independent monitors, and voting only took place in areas under government control, as much of northern and eastern Syria is in rebel hands.

With neither side able to inflict a decisive defeat on the other, the international community long ago concluded that only a political solution could end to the conflict in Syria. However, a number of attempts by the Arab League and the UN to broker ceasefires and start dialogue have failed.

Then, in May 2013, the US and Russia began work to convene a conference in Switzerland. Recent attempts broke down at the beginning of the year with Syria insting on the necessity to fight the rebels and not accepting their requests.

The government has sought to present this vote as a democratic solution to Syria’s three-year conflict, although a win for Assad is certain to prolong the war.

G7 LEADERS TO PUSH FOR DEAL ON UKRAINE IN WAKE OF ELECTIONS (GUARDIAN)

This is a very significant week in terms of diplomatic efforts to find a a way out of the Ukraine’s crisis

Western leaders meeting in Brussels last night sought to build on a successful Ukranian presidential elections to push for a settlement between Moscow and Kiev.

On this occasion Obama has attacked Russia’s “dark tacticts”

We know that Obama has met in Warsaw on wedensday with Ukraine’s new President Mr Poroshenko to discuss his plan for peace and how the US can give support.

He pledged the US would provide new support as Ukraine’s fragile government seeks a path out of crisis.

Barack Obama has also promised a billion-dollar military programme of reinforcements (to boost deployment and exercise) in Europe to reassure east European countries at the Kremlin’s expansionist ambitions following the Ukraine crisis.

Senior European officials said that while economic sanctions against Russia remained “in preparation”, the emphasis had shifted to diplomacy since last week’s presidential elections in Ukraine. The focus of the talks over the next few days would be to encourage direct negotiations between Moscow and Kiev.

Several top Russian officials expressed Moscow’s willingness to cooperate with the newly elected president, Petro Poroshenko

By Friday, western leaders will be in Paris and on the Normandy beaches for the D-day 70th anniversary, with Putin in attendance – meeting western leaders for the first time since the Ukraine crisis erupted in February.This is when Putin is due to see Obama, a long awaited meeting considering that there were rumours according to which the Us President was not willing to meet Putin.

While these talks are taking place the death toll increases in the eastern part of the country. In the last 48 hours 300 filo Russian separatists have been killed and around 500 have been injured.

To me, it’s clear that the Ukraine’s crisis is becoming more a more a confrontation between two countries and two powers Us on one side and Russia on the other.

1/05/2014, il filmaker

Oggi ci aspetta un incontro molto particolare. Grazie ad alcuni amici comuni, ci diamo appuntamento con Slava Pilunsky, filmaker co-autore di “Babylon 13”, uno short film sulla Rivoluzione. Chiediamo alla nostra amica Irina, di mettersi in contatto con Slava e organizzare un’intervista. A quanto pare Slava e’ una specie di celebrity qui, la stessa Irina rimane molto sorpresa della nostra conoscenza. Per chi ha partecipato alla Rivoluzione, il suo lavoro ha contribuito a dare voce alla protesta, aiutando a raccontare quello che e’ accaduto in quei giorni.

Slava e’ anche stato protagonista di una vicenda molto significativa, di cui si e’ parlato molto qui. Ci incontriamo nel nostro albergo e ordinato un caffe’ ci racconta di essere stato catturato e fatto prigioniero in Crimea nei giorni del referendum. Slava, non e’ soltanto un filmaker, ma anche il figlio di un importante deputato del parlamento locale. Lui stesso e’ nato e cresciuto li. Questo ha fatto del suo rapimento un evento cruciale. Difficile dire chi fossero quegli uomini che per sei giorni lo hanno tenuto chiuso in un bunker insieme  ad un collega, di certo il fatto che Slava volesse filmare i brogli del referendum, lo ha  reso “persona non grata”, agli occhi di qualcuno.

La sua vicenda e’ toccante cosi’ il modo in cui decide di raccontarla. Ci parla di ripetute aggressioni e minacce subite e della paura di non uscirne vivo. Dopo circa un’ora, ci salutiamo.Slava deve andare ad un meeting e noi dobbiamo tornare al Maidan. Approfittiamo del fatto che dobbiamo andare nella stessa direzione, per farci dare un passaggio. In macchina mi racconta dei suoi progetti, tra cui un film sulla Rivoluzione al quale sta lavorando e che vorra’ presentare a diversi festival.

Arriviamo nella piazza principale e dopo qualche foto ci salutiamo. Oggi e’ il primo maggio e Slava ci dice di stare attente, tra poche ore qui dovrebbe esserci una manifestazione. L’atmosfera e’ molto tesa, non solo continuano le rappresaglie ad est, ma le elezioni presidenziali si avvicinano. Il rischio di scontri, anche armati, in una situazione del genere e’ molto alto. E’ un giorno strano questo, la giornata dei lavoratori, appunto, anche se il lavoro cosi’ come l’occupazione in generale non sono certo la priorita’. C’e’ grande attesa per il prossimo Presidente  e per delle nuove misure che possano far ripartire l’economia schiacciata dalla crisi. Nonostante i recenti aiuti del Fondo Monetario Internazionale, l’economia Ucraina ha subito una forte contrazione nei primi tre mesi dell’anno, pari almeno al 1.1% , mentre l’inflazione e’ in forte aumento. Ci dicono che ad organizzare la protesta di oggi e’ la sinistra Ucraina,insieme a gruppi di studenti. Si scende piazza per potestare per chiedere l’aumento dei salari.

Intorno a noi quasi tutti sono armati ed indossano il giubbotto anti proiettili. Un gruppo di resistenza Ucraina ha innalzato una barricata, a sud del Maidan. Chiedo ad una giornalista che si trova li’, di che cosa si tratta e mi spiega che c’e’ un accordo tra la polizia ed i gruppi armati che proteggono il Maidan per controllare la zona, dato il rischio di possibili provocazioni sopratutto da parte di simpatizzanti filo Russi. Poche ore prima proprio qui una fiaccolata organizzata da Right Sector, il movimento nazionalista Ucraino, era stata interrotta e attaccata da un gruppo di giovani,  per questo la possibilita’ di rappresaglie e’ molto alta.

Aspettiamo qualche ora e ci rendiamo conto che la situazione e’ sotto controllo. I vari gruppi armati che si erano radunati per la difesa iniziano a sciogliersi e anche noi rientriamo.

30/04/2014 DONNE RUSSE

Oggi ci svegliamo di buon’ora , dobbiamo tornare al Maidan per incontrare due ragazze Russe. Arriviamo al solito caffe’ dove ogni mattina facciamo colazione, si trova a pochi metri dai tendoni. Ad aspettarci troviamo gia’ Alysa e Alina. La prima nata e cresciuta in Crimea, trasferitasi da poco a Kiev e la seconda Russa, nata e cresciuta li’, anche lei arrivata in Ucraina da pochi mesi. Alina parla molto bene l’inglese e decide di farci da interprete.

Iniziamo una lunga conversazione, per la prima volta dopo Irina e i primi giovani che abbiamo incontrato, riusciamo a confrontarci con qualcuno che la pensa in modo diverso. Insieme a loro anche Yaroslava, addetta stampa di un parlamentare Ucraino. E’ lei la prima a parlare e visto il suo ruolo, decido di chiederle cosa pensa dei media in tutto questo e di come la stampa ha coperto la crisi. Conferma che i canali Russi sono stati sospesi in tutta l’Ucraina e che i rischi, qualora questo non fosse accaduto, sarebbero molto gravi. Il pericolo mi spiega e’ la trasmissione di una certa propaganda Russa specie ad est del paese in un momento come questo. “la gente e’ sensibile e puo’ impressionarsi facilmente”.

Yaroslava e’ molto pessimista, e’ convinta che i mali del paese derivino dall’incapacita’ del governo di gestire la crisi in Crimea, cosi’ come favorire la ripresa economica del paese, e a proposito di questo mi dice che ci sono dei legami di natura appunto economica tra l’Ucraina e la Russa che non si possono spezzare. Questo e’ uno dei motivi per cui il nuovo Presidente eletto secondo lei non fara’ troppa differenza rispetto al periodo precedente.

E’ la volta di Alysa, 25 anni, giovane imprenditrice nata e cresciuta in Crimea. Dal tono del suo intervento si capisce che la sua posizione e’ diversa dagli altri. Ci tiene a chiarire che lei “e’ contraria al Maidan”,”per due motivi principalmente”, spiega. “Per prima cosa sono ancora troppe le relazioni con la Russia e secondo la modalita’ con cui e’ stato rimosso il Presidente e’ stata poco corretta. Era necessario che almeno si fosse passati dall’impichment”.

Per Alysa la Crimea non e’ ne Russia ne’ Ucraina, ma qualcosa di diverso. Alla domanda se e’ felice di ricevere il passporto Russo e se questo puo’ portarle dei reali benefici, non si scompone. “il passaporto non l’ho preso, mi trovavo in Europa in quel periodo”. Scorgo un leggero imbarazzo da parte di Alysa nel parlare del suo punto di vista. Immagino si senta giudicata specie considerando la nostra provenienza. Non la definerei filo Russa, ma certamente anti-EU.

29/04/2014 Irina

Come da programma oggi vediamo Irina,25 anni, studi in Economia nata e cresciuta a Kiev. Suo padre era un ex generale delle USSR di stanza qui. E’ lei il nostro piu’ importante contatto da quando ci siamo conosciute grazie ad Instagram. Avevo visto una sua intervista apparsa sul New York Times durante le proteste,cosi’ ho deciso di contattarla.

Decidiamo di approfittare dell’incontro, per farci mostrare la citta’, ma sopratutto i luoghi piu’ significativi, quelli dove solo poco tempo fa sono morte e sono rimasti uccise centinaia di persone. Anche Irina c’era quei giorni. Lei come molti altri ragazzi, Al Maidan non vengono mai. Quando le chiediamo di posare per qualche scatto ha quasi timore. Mi chiede di non parlarne, e quando le chiedo un commento su quei giorni e come hanno cambiato la sua vita, inizia a commuoversi.

Per lei sono stati momenti terribili, ha visto morire amici, conoscenti e come molti altri giovani, ha dovuto imparare a difendersi. “Mi hanno insegnato a confenzionare Molotov,”, spiega accennando un sorriso un po’ fiero e un po’ sorpreso.

Si e’ fatta ora di pranzo, e andiamo verso la Cattedrale di San Michele. “Questo”, racconta,”E’ il luogo dove venivano accolti i feriti delle proteste, diversamente a quanto e’ successo con la Chiesa di Santa Sofia, confiscata dai Russi nel 1934.Molte delle persone, che sono venute qui a cercare rifiugio, sono stati cacciate”.

Le domande da fare sono molte e decidiamo di completare l’intervista durante il pranzo. Irina ci porta in un ristorante tipico Ucraino. Parliamo molto anche se il tempo e’ poco. Tra le varie cose, mi colpisce la sicurezza con cui mi spiega che secondo lei il suo paese non ha bisogno degli aiuti dell’EU. “non abbiamo bisogno che voi o l’America mandiate i vostri soldati. Qui ci serve solo addestramento, come insegnare ai nostri ragazzi a come difendersi. Non solo strategia, ma anche armi.”

Irina non e’ nazionalista, ma come molti altri ragazzi della sua eta’ ha un’idea molto chiara di quello che sta succedendo. “Ci saranno dei referendum ad est e la Russia dovra’ trattare”. Arrivati alla fine del nostro incontro ci racconta una storia molto curiosa che mostra, secondo lei, quanto la propaganda Russa stia influenzando quello che sta accadendo ad est del paese.

“Sapete, cosa sta facando Putin?. Sta pagando degli attori che vanno di citta’ in citta’ nell’est, per convincere la gente ad unirsi alla causa Russa..roba pazzesca”.Insieme ad Irina ci facciamo una risate e sulle note di questo racconto, a tratti anche meno serio del solito, decidiamo di tornarcene in albergo.

 

28/04/2014 Sbarco a KIEV, Ukraine

Arriviamo all’aereoporto di Kiev con un volo da Londra alle 5,45 locali.In fila per il controllo passaporti ci avvicina Violeta, marketing manager di 25 anni. Accenna qualche frase in Italiano e dopo poco passiamo all’ inglese. Ci chiede dove alloggiamo, e non appena le diciamo “Hotel Ukraine” nella piazza principale, fa un sussulto. Lei, nella Maiden square, non ci passa nenache, ha paura: “ci stanno quelli che protestano”, ci spiega, “meglio evitare”. Violeta, per questo ha scelto di vivere fuori dal centro di Kiev. Si e’ trasferita qui da Odessa solo da Novembre, proprio quando sono iniziate le sommosse. Ci racconta di quando in quel periodo atterro’ nello stesso aereoporto: “esperienza terribile”, ricorda, “Ci stavano persone in uniforme che mi chiedevano chi ero, volevano sapere tutto, pur non appartenendo a nessun corpo armato, non era la polizia, era gente qualunque, avevano i fucili”.

Nel tragitto dall’aereoporto al centro, scorgiamo i primi soldati, prima uno poi due, tre. In mezzo a loro la gente comune, facce tese: studenti, impiegati, ragazze in minigonna. Arriviamo in albergo poco dopo. Un grande palazzo fatiscente che domina la piazza principale. Fuori le barricate innalzate con materiali di fortuna: ruote, lame di ferro, pannelli di legno. Gli stessi usati il 20 febbraio scorso dalla Resistenza Ucraina nelle sommosse contro la polizia di Kiev.Intorno a noi fumo e puzza di bruciato.

Nella lobby ancora militari e alla nostra domanda chi sono questi?, una timida receptionist ci spiega che sono “qui per proteggerci”. proteggerci da chi ?, cosa?. Gia’ perche’ qui nell’hotel Ukraine c’e’ stata una conferenza con l’ambasciatore americano a Kiev, l’abbiamo persa per poche ore. Saliamo in camera, ci spiegano che l’albergo e’ vuoto, ma stranamente la nostra camera e’ al dodicesimo piano, ce ne saranno almeno duecento e passa di stanze.pensiamo: “strano, no?”.

Posati bagagli, usciamo fuori. Di fronte a noi il Maidan, per molti ancora l’Independence square, teatro delle piu’ importanti rivoluzioni del paese, dallle lotte per l’Indipendenza, alla Rivoluzione Arancione fino agli eventi dell’Euromaiden appunto ovvero le sommosse civili iniziate lo scorso novembre. Ci facciamo strada attraverso le barricate, davanti a noi una distesta di tendoni, chiamati anche dai locali “il presidio dei popoli dell’Ucraina”. Qui vivono in pianta stabile soldati e volontari in assetto di guerra.Mentre camminiamo incrociamo militari in camouflage , turisti Ucraini muniti di macchine fotografiche e coppie di giovani che posano davanti ai cimeli delle proteste e i ritratti dei deceduti.Le carcasse della rivoluzione, oggi sono diventate oggi di culto, tanto da attirare un nuovo turismo. Qui si viene da ogni parte del paese come in una processione verso un luogo di preghiera.Qui si vengono ad onorare chi ha sacrificato la propria vita in nome della Rivoluzione.

Poco lontano un concerto di pacifisti. Qui incontriamo Bagdana, 14 anni occhi azzuri ed una lunga treccia bionda che le scende da un lato. Indossa una giacca militare e sopra un gilet giallo fluo con la scritta”Pray for Ukraine”, in mano un mazzo di fiori. Soldatesss in versione “hippie”, Bagdana rappresenta la gioventu’ di Kiev, disposta a tutto pur di salvare il paese. Lei nonostante l’eta’, lo sa bene, dopo essere riuscita a scampare alla morte durante gli scontri di febbraio. Un cecchino, dice, le ha sparato addosso sfiorandole la tempia.”Paura?, non piu’ di tanto.. si per un momento, ma ero pronta a morire”. “Il nemico vuole ucciderci”, continua, “i russi..”. Con un sorriso ci dice che “se deve farlo puo’ sparare….melo hanno insegnato”, continua,”lo farei per difendermi”.

Si e’ fatta notte rientriamo all’albergo passando tra i tendoni. Qualche militare scherza, ci guarda, hanno bevuto. Non si e’ mai sentito un silenzio cosi’, accendiamo la tv ma neanche quella riesce a tenerci compagnia, L’Ucraina ha da poco soppresso tutti i canali televisivi Russi e per noi e’ arrivata ora di dormire.